Origini Illustri

Umberto Vaccaro

Umberto Vaccaro nelle ore libere dal servizio di agente postale, si dedicava con passione e paziente costanza a forgiare statuétte e monili. Il grezzo, lavorato con speciali stecchette, viene plasmato con mano felice, seguendo una tradizione che risale all'antica famiglia dei Vaccaro-Bongiovanni di Caltagirone.

Osservando le statuette del Vaccaro, di primo acchitto si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad oggetti riprodotti in serie, con comune tecnica artigianale, ma osservando bene i vari pezzi, si nota una muliiforme e singolare interpretazione di atteggiamenti diversi; il tutto realizzato con tecnica raffinata, con estro quasi poetico
cogiiendo con lucida intuizione artistica scene e costumi di una terra a lui tanto cara. Lla terra siciliana.


Il Vaccaro trae, infatti, ispirazione dai vari avvenimenti di una vita popolare semplice e fortemente tradizionalista e riesce a trasmettere nei suoi lavori il calore della gente isolana.
Gran parte delle sue realizzazioni raffigurano in modo plastico, caratteristiche scene di pastori, di venditori ambulanti di vecchietti in allegra compagnia di un buon bicchiere di vino; figure di pescatori dal volto scavato e nerboruto; patetiche scene familiari. Particolarmente riuscite le statuette a soggetto religioso, dovè fede e tradizione popolare si integrano in una: sintesi armoniosa.

Una nota costante si evince dalle sue opere l'umiltà di spirito. Egli rifugge dalla dalla pomposità pubblicitaria e preferisce collocare i suoi pezzi presso amici e conoscenti senza eccessive pretese di lucro.

Non sono però mancati i riconoscimenti pubblici, allorché ha allestito delle esposizioni basti ricordare il successo,^ portato presso il dopolavoro Postalegragrafonico di Reggio Emilia;

Il diploma, con medaglia d'argento, conferitogli alla mostra nazionale degli hobbies tenutasi a Arceto.

Sotto molti aspetti l'arte del Vaccaro, per la sua originalità egenuinità annedotica si avvicina molto ai canoni della pittura, naive tanto fiorente nella terra padana.

Prima della sua morte (nel '76) ebbe due grandi riconoscimenti che lo resero particolarmente orgoglioso: l'onoreficienza di cavaliere dell'ordine sovrano militare ospedaliero di San Giorgio in Carinzia

e l'onoreficienza di cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica Italiana.