Origini Illustri

SALVATORE BONGIOVANNI

 

A Caltagirone in cima alla monumentale scala settecentesca di Santa Maria dei Monte, proprio a fianco del piano antistante alla Chiesa Madre, sorge ancora la casa che fu del figurinaio Giacomo Bongiovanni.
in quel luogo visse suo padre Bernardo, sarto, con la famiglia composta di quattro figli, due maschi e due femmine. Il più grande dei figli maschi, Salvatore, nato il 14 marzo 1769, mostrò una precoce inclinazione all'arte, che nella famiglia doveva provenire dal ramo paterno. La nonna paterna era infatti Rosa Bertolone, sorella dei due maestri maiolicari Salvatore e Antonino.

Salvatore, appena sedicenne, avendo realizzato in terracotta un bel crocefisso, sperava di ottenere dal Comune un sussidio per perfezionarsi nell'arte a Palermo. La richiesta non fu accolta ed egli lasciò la città assieme al fratello Giacomo, per non farvi mai più ritorno. Infatti, mentre Giacomo presto "sentì il richiamo della casa paterna, Salvatore si allontanò sempre più, spostandosi prima a Roma e poi a Firenze, dove si trasferì nel 1791. Qui lavorò presso gli scultori trevisani Pietro e Giovanni Pisani, frequentando nel contempo l'Accademia fiorentina sotto lo Spinazzi e il Carradori, allievo del Canova. Per un certo periodo dimorò a Volterra, dove attese a lavori in alabastro. Ritornato a Firenze, partecipò nel 1794 al concorso accademico triennale, che quell'anno aveva come tema "Dedalo in atto di porre le ali ad Icaro", e ottenne il primo premio. Nel 1803 infine fu nominato professore di Scultura all'Accademia fiorentina. Realizzò per l'arciduca Ferdinando III numerose opere, fra cui gli stucchi del Trionfo di Giuditta e il Trasporto dell'Arca, nella cappella della villa a Poggio Imperiale. Decorò la chiesa del Camposanto di Lucca con i rilievi degli Evangelisti, la Pietà, l'Addolorata, L'Annunciazione ed il Riposo in Egitto, che sono fra le sue più belle composizioni.

L'arte del Bongiovanni è impregnata di classicismo. Per quanto incline, per la sua originaria attività di modellatore di figurine che rispecchiavano i costumi polari, all'osservazione del vero, non riuscì mai a sottrarsi alle dominanti influenze stilistiche del Canova.
Nel 1825, già anziano, sposò la vedova dello scultore Pietro Pisani, Eleonora Lori, con, cui trascorse il resto della sua vita, amato e stimato dai figli della congiunta. Con la città natale e con i parenti lontani, gli unici contatti furono quelli dettati dalla necessità di richiedere i documenti per contrarre le nozze. Morì a Firenze il 20 gennaio 1842 e, fu sepolto nel chiostro del Convento di Ognissanti dove sono sepolti tralaltro Aamerigo Vespucci e Sandro Botticelli ed altri personaggi storici.

Diversi anni dopo la sua morte, il giovane Giambattista Nicastro, trovandosi a Firenze per studiare architettura a spese spese della città (cosa che non aveva ottenuto il Bongiovanni), ne raccolse in loco diligente le memorie, che pubblicò in un pregevole opuscolo.