GIUSEPPE VACCARO
Giuseppe Vaccaro

 

Il continuatore dell'arte di Giacomo Bongiovanni fu il nipote Giuseppe Vaccaro, figlio della sorella Maria che era andata sposa a Sebastiano Vaccaro.

Fin da bambino Giuseppe dimostrò di essere il più assiduo frequentatore della casa dello zio, il quale viveva con la sorella Concetta, rimasta nubile, dedicandosi ormai esclusivamente all'arte delle figurine.

L'arte del Vaccaro continua ad avvalersi pienamente della tecnica usata dallo zio nella creazione delle figurine, ma se ne distacca parecchio per i soggetti trattati, che sono assai più vari. La permanenza a Napoli e la conoscenza dell'ambiente di Piedigrotta giovarono all'ampliamento del suo repertorio con temi molto diversi, per lo più di carattere allegro e godereccio. Ma non mancò di ritrarre anche soggetti tratti dalla borghesia e dall'aristocrazia del tempo: di grande interesse è il ritratto di un grasso personaggio della famiglia Landolina, oggi nella collezione degli eredi dei duchi d'Albafiorita, così come il piccolo ritratto a mezzo busto dello zio Giacomo Bongiovanni. conservato nel Museo Regionale della Ceramica.

Tentò anche soggetti storici co me il gruppo della Donazione dei feudi da parte del Conte Ruggiero alla città di Caltagirone, conservato nello stesso Museo. Di soggetto storico-religioso sono i rilievi che fornì per incorniciare il loculo della nuova cappella di San Giacomo, eretta nella chiesa omonima in seguito alla liberazione dal
Colera 1854, su disegno dell'architetto Michele Fragapane approvato dal bel noto architetto palermitano
Battista Filippo Basile. Partecipò alle Esposizioni delle Industrie Siciliane degli anni 1834, 1836 e 1838 a Palermo.

Nella maturità avanzata il Vaccaro trattò anche soggetti mitologici, come la statuetta Leda e il cigno, di notevoli dimensioni, destinata al Giardino Pubblico, che fu molto lodata dalla stampa del tempo per la plasticità delle forme e la mirabile resa del velo. Per lo stesso Giardino Pubblico il Vaccaro, dopo aver collaborato con lo zio Giacomo Bongiovanni nella realizzazione dei quaranta vasi ornamentali, aveva esé guito a grandezza naturale il ritratto dello zio a mez zo busto in terracotta, offrendo una sorprendente in terpretazione realistica del personaggio. L'opera sarebbe dovuta essere riprodotta in marmo.

Alla sua morte, avvenuta il 28 novembre 1889 i suoi due figli Salvatore e Giacomo continuarono validamente l'arte paterna. Furono loro a prodigarsi affinchè nella casa avita dei Bongiovanni -Vaccaro fosse posta una lapide che ricordasse gli artisti scomparsi.

Lapide che venne posta con solenne cerimonia il 24 agosto 1890 dal sindaco di allora, Mario Milazzo,
così recita: « IN QUESTA CASA EBBERO I NATALI / SALVATORE BONGIOVANNI N. 1769 M. IN FIRENZE NEL 1842 / GIACOMO BONGIOVANNI N. 1772 M. 1859 / GIUSEPPE VACCARO BONGIOVANNI N. 1809 M. 1889 / ARTISTI VALENTISSIMI / CON LODATE OPERE DI SCULTURA E DI PLASTICA / ILLUSTRARONO IN ITALIA E IN LONTANE REGIONI / IL NOME DELLA PATRIA / IL COMUNE / DECRETAVA QUESTA MEMORIA ».

Sulla pietra tombale di Giuseppe Vaccaro si legge la seguente iscrizione:
«GIUSEPPE VACCARO BONGIOVANNI / PLASTICO VALENTISSIMO / ONORÒ LA PATRIA CON OPERE LODATE CON VITA ONESTA / A PERENNE RICORDANZA DI TANTO ARTISTA / IL COMUNE PONEVA QUESTA MEMORIA / N. 23 GIUGNO 1809 / M. 28 NOVEMBRE 1889 ».